Nestlé condannata per mobbing ai danni di una manager. La vittima è una ex dirigente nel settore della sicurezza alimentare

La multinazionale non ha messo in atto misure adeguate per proteggere l’ex impiegata

La Corte civile del Tribunale cantonale vodese, in seconda istanza, ha riconosciuto la responsabilità di Nestlé in un caso di molestie morali e psicologiche. La causa era stata avviata da una ex responsabile della sicurezza alimentare della multinazionale, Yasmine Motarjemi, vittima di mobbing tra il 2006 e il 2010. Licenziata nel 2010, l’ultrasessantenne aveva affermato nel 2015 di essere «distrutta mentalmente e moralmente» e di non essere più riuscita a trovare un posto di lavoro. In prima istanza, nell’estate 2018, la giustizia vodese aveva dato ragione alla donna, che rimproverava al suo superiore gerarchico – entrato in funzione nel 2006 – di averla costantemente discreditata ed emarginata sul posto di lavoro. Tuttavia, aveva assolto l’azienda dalle accuse. Motarjemi aveva presentato ricorso in merito: in una sentenza dello scorso 7 gennaio, la Corte d’appello vodese ha riconosciuto delle responsabilità a Nestlé per la violazione dell’articolo 328 del codice delle obbligazioni che riguarda la protezione della personalità del lavoratore. «Nei rapporti di lavoro – si legge nella legge – il datore di lavoro deve rispettare e proteggere la personalità del lavoratore, avere il dovuto riguardo per la sua salute e vigilare alla salvaguardia della moralità. In particolare, deve vigilare affinché il lavoratore non subisca molestie sessuali e, se lo stesso fosse vittima di tali molestie, non subisca ulteriori svantaggi».Nestlé, secondo i giudici vodesi, non ha messo in atto misure adeguate per proteggere l’ex impiegata o per porre fine alle molestie nonostante le numerose lamentele interne, indica Bernand Katz, avvocato di Motarjemi, in un comunicato odierno. Tuttavia, non vi è nessun riferimento in merito alle sanzioni emesse dai giudici nei confronti del gigante dell’alimentazione. L’ex responsabile della sicurezza alimentare di Nestlé aveva inoltre accusato la multinazionale di “lassismo” e rimproverava alla multinazionale il suo “linguaggio ambiguo” in materia di sicurezza alimentare. La querelante aveva chiesto una riparazione per torto morale di un franco simbolico, nonché 2,1 milioni di franchi per le spese mediche sopportate e per la perdita di guadagno subita. Nel corso della prima istanza, davanti alla Camera patrimoniale vodese, per negare le accuse di mobbing si erano presentati l’ex CEO di Nestlé Paul Bulke, Jean-Marc Duvoisin, ex capo del personale ed ex CEO di Nespresso, José Lopez, ex direttore operativo e Francisco Castañer, che fino al 2009 si occupava di mansioni amministrative in seno alla multinazionale. La multinazionale di Vevey (VD) ha ora la possibilità di ricorrere al Tribunale federale. Contattato dall’agenzia Keystone-ATS, il gruppo conferma di aver ricevuto la decisione della Corte. Secondo quanto riferito da un portavoce, attualmente si stanno analizzando i dettagli della sentenza ma non vengono forniti ulteriori informazioni. Una nozione, quella del mobbing morale e istituzionale, che Giovanni D’Agata, presidente dello “Sportello dei Diritti”, nella battaglia che l’associazione conduce in materia, ritiene utile riportare all’attenzione di tutti, che con questa sentenza entra per la prima volta a far parte della giurisprudenza svizzera. Una decisione esemplare che ci auguriamo costituisca precedente persuasivo e da monito per tutti i datori di lavoro perché possano pensarci non una, ma cento volte prima di umiliare e vessare il proprio dirigente.

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