Allevatore tenta di appiccare un incendio boschivo sul Monte Tifata

REDAZIONE, 04 FEB – Questa mattina, militari appartenenti alla Stazione Carabinieri Forestale di Casetta, hanno dato esecuzione all’ordinanza di misura cautelare (obbligo di presentazione tutti i giorni alla polizia giudiziaria) emessa, su richiesta di questa Procura della Repubblica, dal GIP presso il Tribunale di Santa Maria Capua Vetere, nei confronti di: Farina Salvatore, nato a Santa Maria Capua Vetere (CE) il 15/11/1979.
Il predetto, allevatore di un gregge ovino, è gravemente indiziato di avere, in data 15 gennaio 2019,
tentato di appiccare un incendio boschivo sul Monte Tifata alla località Sant’Angelo in Formis del comune di Capua (CE), mediante accensione diretta con un accendino, a due grossi cespugli di “Ampelodesma” (specie erbacea particolarmente infiammabile). Incendio che non si propagava all’intero versante collinare solo casualmente per condizioni esterne non favorevoli alla propagazione delle fiamme.
In particolare, il giorno 15/01/2019, i militari della Stazione Carabinieri Forestale di Caserta durante
un servizio di controllo del territorio volto al controllo del pascolo di animali (ovini-caprini-bovini) in aree percorse dal fuoco, proprio allo scopo di prevenire condotte illecite ai danni del patrimonio boschivo e paesaggistico, nel percorrere la strada sterrata che costeggia il Monte Tifata in agro del comune di Capua (CE) alla località “Sant’Angelo in Formis”, notavano a distanza la presenza di un gregge di capi ovini mentre percorreva un tratture montuoso per discendere a valle.
Mentre osservavano gli spostamenti del gregge, i predetti militari notavano anche la presenza di due
persone che conducevano il gregge, dei quali uno ovvero quello che indossava un giubbino grigio chiaro ed un cappelline di colore blu, mentre si chinava due volte ed appiccava il fuoco in due punti diversi in una zona ricoperta da vegetazione forestale di bassa macchia mediterranea, dai quali subito divampavano le fiamme e si alzavano due vistose colonne di fumo.
Nell’immediatezza del fatto, con l’automezzo di servizio, i militari raggiungevano il vicino tratto ove
il gregge stava scendendo procedendo all’immediata identificazione del soggetto che indossava il giubbino di colore grigio ed il cappelline di colore blu che, poco prima, era stato notato mentre appiccava il fuoco al bosco in due punti diversi, risultato essere l’indagato Farina Salvatore.
I militari si facevano immediatamente consegnare l’accendino in possesso del predetto Farina con il
quale si era appiccato il fuoco al bosco poco prima sottoponendolo in sequestro per finalità probatorie.
Dopodiché i militari si portavano a piedi, risalendo il tratture, percorso poco prima dal gregge e dai
due soggetti che lo conducevano al pascolo, nei due punti ove poco prima avevano notato il Farina appiccare il fuoco al bosco.
Sul posto si constatava che i due focolai appiccati per innescare l’incendio boschivo, fortunatamente,
non si erano propagati alla vegetazione boschiva circostante in quanto, a causa del terreno reso umido dalle piogge del giorno precedente si erano entrambi autoestintì.
Nei due punti scelti dal Farina per appiccare il fuoco venivano rinvenuti i residui bruciati di due
cespugli appartenenti alla specie “Ampelodesma” che si presentavano ancora fumanti.
All’atto dell’accertamento l’allevatore Farina veniva denunciato in stato di libertà in quanto l’incendio
boschivo non si era sviluppato. Essendo però la zona risultata essere stata interessata negli anni precedenti da incendi boschivi e sussistendo, quindi, un concreto pericolo che lo stesso Farina potesse reiterare la medesima azione delittuosa, su richiesta di questa Procura è stata richiesta l’applicazione di una misura cautelare personale che potesse garantire un adeguato controllo sulla persona dell’indagato e che il G.I.P. ha ritenuto essere adeguata nell’obbligo di presentazione alla p.g. tutti i giorni della settimana.
Gli investigatori hanno ipotizzato che l’indagato abbia agito con lo specifico intento di utilizzare il
fuoco per sopprimere le specie arbustive ed arboree, non idonee alla alimentazione dei capi ovini, che stanno  naturalmente ripopolando il versante collinare, ovvero per assicurarsi una maggiore superficie coperta dal solo cotico erboso sulla quale far pascolare il proprio gregge risparmiando sulle spese di acquisto di fieno da somministrare al gregge.

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